Ion e Radu, che non erano mai stati a scuola
Arrivati dalla Romania senza aver mai frequentato la scuola, Ion e Radu affrontano per la prima volta studio, lingua e relazioni. Con il supporto del progetto Compiti@Casa, imparano non solo a leggere e scrivere, ma anche a immaginare un futuro
Ion e Radu (nomi di fantasia) sono arrivati nel 2025 dalla Romania e oggi frequentano entrambi la scuola secondaria di primo grado. Nulla di strano se non fosse che né Ion né Radu erano mai andati a scuola prima. «Abitavano in una zona di campagna remota con la nonna», spiega Alessia Campo, operatrice dell’associazione I Tetti Colorati e coordinatrice del progetto Compiti@Casa per gli istituti comprensivi Caruano di Vittoria, Pirandello di Comiso e Puglisi di Acate, in provincia di Ragusa. Così, oltre a una nuova casa, una nuova lingua e una nuova cultura ad attenderli in Italia c’era l’esperienza sconosciuta della scuola, cosa non da poco per due ragazzi, che all’età di undici e dodici anni non sapevano ancora leggere e scrivere.
Un supporto per colmare le distanze
Da qui la proposta di entrare a far parte del progetto Compiti@Casa: l’accompagnamento da parte dei tutor universitari avrebbe aiutato i due ragazzi a mettersi al passo con le materie scolastiche oltre che, naturalmente, con l’apprendimento dell’italiano. «Una buona idea perché, anche qui in Italia, Ion e Radu vivono in un’area isolata in campagna, dove i genitori lavorano come braccianti agricoli», osserva Campo. «Pur non rientrando nel target group del progetto, che si rivolge a ragazzi con difficoltà scolastiche non troppo gravi, inserirli all’interno di Compiti@Casa li aiuta ad accorciare le distanze con i compagni e le compagne di classe. E se studiare con il supporto dei tutor non elimina le differenze, permette però di ridurle. Capire quali sono i compiti assegnati, provare ad affrontarli, fare esercizi di alfabetizzazione è sicuramente una bella sfida per loro».
L’incontro con i tutor
E i risultati iniziano a vedersi. Anche se, almeno per uno dei due, è stato necessario partire dall’alfabeto. «Ma è un ragazzo determinato», sottolinea la coordinatrice. «E così, con tutte le difficoltà del caso, ha imparato rapidamente a leggere e a scrivere». Più delle lettere e dei numeri, però, la cosa difficile è stata entrare nell’ottica dello studio. «All’inizio accendevano il tablet e rispondevano sì a tutto quello che chiedevano i tutor, senza capire cosa stessero dicendo», prosegue. «Ora, invece, c’è un’interazione maggiore anche se, non essendo abituati alla scuola, si stancano facilmente. Uno, in particolare, ogni cinque minuti deve alzarsi e fare un giro per la stanza. Deve ancora abituarsi a studiare».
Il ruolo del segretariato sociale
Fondamentale in quest’iter anche il ruolo svolto dal segretariato sociale attivo all’interno dell’istituto e gestito sempre dagli operatori del progetto Compiti@casa. Non solo per il supporto nell’attivazione e nell’uso della piattaforma, ma anche per le mille necessità che hanno accompagnato il percorso. Infatti, dagli incontri con l’operatore psicopedagogico territoriale che si occupa di dispersione scolastica a livello distrettuale all’attivazione del servizio di mediazione tra scuola e famiglia in lingua romena, il segretariato sociale non ha mai lasciato soli i ragazzi. «E oggi i due hanno finalmente cominciato a fare amicizia con i compagni di classe e a capire che la scuola serve e bisogna andarci».
Scoprire i propri desideri per acquisire consapevolezza
Il lavoro più importante è stato forse, però, proprio quello sulla consapevolezza, e sui desideri in particolare: «Quando abbiamo chiesto loro che cosa desiderassero non sapevano neppure dire che cosa gli piacesse», conclude Campo. «Erano sempre vissuti in un mondo molto ristretto dove nessuno gli aveva chiesto mai cosa volessero e cosa pensassero. Adesso, invece, uno dice di voler fare il meccanico e l’altro il calciatore». Possibili o impossibili che siano, sono desideri. E per il momento va bene così.
dal blog di Con i Bambini